Carlo Bassi durante la consegna del premio “Città di Ferrara – L’Ippogrifo”


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Ferrara, 9 dicembre 2013. Intervento  di Carlo Bassi 

“La grandezza di un’opera letteraria la si scopre nella successione dei tempi della lettura,  viceversa è la concentrazione dei tempi della visione che ci fa scoprire  la grandezza delle opere di arte figurativa.
Mi chiedo: ma quale è il tempo per poter cogliere le bellezza di una architettura grande come  la città?
Quando ci muoviamo nelle sue strade la città si sfoglia come un libro, come un testo letterario ma alla visione essa presenta la concentrazione dei tempi che ha un dipinto; e questo per ciascuna delle pagine che sfogliamo.
Non a caso un Maestro come Giulio Carlo Argan ha teorizzato la storia dell’arte come storia della città “essendo l’arte, sono parole sue, attività tipicamente urbana,  costitutiva della città e non solo inerente ad essa.”
E conclude:  “lo spazio figurativo non è fatto solo di quello che si vede ma da infinite cose, storie, fatti accaduti, avvenimenti che si conoscono e che si ricordano ed che hanno comunque e in qualche modo lasciato un segno.”
E’ su questo principio, a mio avviso veramente aureo, che si dovrebbe costruire una corretta cultura della visione e della interpretazione della città.
Una cultura che non sia basata solo sulle date e sulla successione degli avvenimenti, necessaria ma di solito noiosissima,  che privilegi e includa proprio le infinite cose, le storie, i fatti, che si sanno e che si ricordano, tutti i possibili confronti inerenti a quel luogo specifico, a quell’area urbana, a quel particolare edificio.
Faccio alcuni esempi
Il campanile del duomo e l’abside rossettiana sono un tema straordinario sotto molti aspetti. Visivo perché mette in rapporto due “rinascimenti”; tecnico  quanti pali di legno infissi nel fango reggono da 700 anni le due moli imponenti? Storico: come era l’abside prima di Rossetti e il suo assetto prima e dopo le bombe e la collocazione della “Madonna di Piazza” e il ricordo dei morti civili durante l’ultima guerra e che senso ha la esercitazione in chiave classica del disegno albertiano del campanile stesso? e ho indicato solo tre argomenti propri di quel luogo.
I temi, le “pagine” da sfogliare sono innumerevoli, faccio altri esempi; Il campanile di San Giorgio.  E’ stato il primo segno fisico di identità dei ferraresi divisi dal loro Vescovo dal corso del Po, ha alla sua base la tomba del principe dei pittori dell’Officina ferrarese Cosmè Tura. Leggere insieme queste ‘figure’ e le storie relative produce a mio avviso suggestioni infinite. Ancora. Immaginare il sogno di Andrea Bolzoni di completare il disegno dell’Addizione e come ha pensato di dare ad esso una realtà che è così perdurante nel tempo.  E tralascio la citazione di un tema che mi è caro come quello della astrologia a Schifanoia e nella collocazione del palazzo dei Diamanti per non turbare i sonni degli storici duri e puri. Ma che avrebbe possibili infiniti rimandi di storia, di letteratura, di poesia.
Come ho detto, entrando in questo modo di connettere temi e problemi sono tanti gli argomenti complessi che si possono affrontare  e, se condotti con un’ottica che chiamo inclusiva cioè di analisi di immagini, certamente sostanziate di storia, ma soprattutto produttrici di interrogativi, di ricordi, di confronti e alla fine cariche  di poesia, (perché  è proprio questo l’obbiettivo da raggiungere) possono diventare struttura di un grande disegno di “cultura alta” da far nascere nelle scuole.  Due ore alla settimana di queste performances condotte da docenti capaci e sensibili a queste inclusioni di temi, addestrati a questa visione di storia dell’arte e della poesia come storia vera della città, farebbero e  sarebbero a mio avviso, un avvenimento nuovo e determinante, al di là dei festival, della cultura in piazza e di altri moderni modi di proporla al grande pubblico, di un nuovo clima,  a crisi superata,  capace di imporre la cultura come tema prioritario per la economia della città. Città che oggi vediamo nelle feste e nelle domeniche invasa da turisti ‘mordi e fuggi’ ma fra i quali pare difficile trovare la presenza attiva dei cittadini ferraresi.”

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