GIORNATA DELL’UNITÀ NAZIONALE FESTA DELLE FORZE ARMATE


DISCORSO 4 NOVEMBRE 2015

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La storia della giornata del 4 Novembre ha origine nel 1944, quando alcuni militari italiani salirono la scalinata dell’Altare della Patria per rendere omaggio al Milite Ignoto. Fu l’allora presidente del Consiglio, Ivanoe Bonomi, a volere quella celebrazione, in un’Italia in piena guerra di liberazione, con il territorio nazionale ancora occupato e diviso dalle truppe nazifasciste.Ventitré anni prima era stato ancora Bonomi, nella stessa veste istituzionale, a organizzare la grande celebrazione del 4 novembre 1921, con la solenne sepoltura della salma del milite ignoto proprio al Vittoriano. Di lì a poco, sarebbero seguite le drammatiche vicende che avrebbero condotto alla capitolazione della giovane democrazia italiana, la soppressione delle libertà, i lunghi anni della dittatura e, infine, i disastri prodotti dal secondo conflitto mondiale, fra i più devastanti della storia.

Come si vede, già da queste brevi note appare chiaro che esiste un filo conduttore che unisce, volutamente, le celebrazioni del 4 novembre, del 25 aprile e del 2 giugno.Un unico percorso, che vede nella Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, nella Festa della Liberazione e nella solennità civile della Repubblica, le tappe fondamentali nelle quali l’Italia intera si riconosce come comunità nazionale unita, libera, democratica e Repubblicana.

Il 4 Novembre è tassello fondamentale di questo cammino d’identità nazionale, perché è ricordo – non rituale – innanzitutto dell’enorme numero di caduti durante la Grande Guerra, che un Papa definì “inutile strage”, ed anche ricordo della Vittoria nel 1918 di quel tremendo conflitto.È ricordo della consapevolezza degli italiani di sentirsi comunità nazionale e dell’affermazione del diritto di esserlo sulla propria terra in anni quelli di fortissima e tragica emigrazione nelle americhe e nei paesi del nord europa.Perciò anche il senso profondo di questi momenti celebrativi va continuamente rinnovato, perché ciò di cui oggi beneficiamo non sia dato per scontato, né acquisito una volta per tutte.Un passato, dunque, che va conosciuto nella propria intima continuità, perché è il vivo percorso civile che conduce fino alla scrittura della nostra Costituzione. Ma proprio perché non solo ricordo, ma identità queste occasioni celebrative non possono far dimenticare che la memoria è offesa, che l’identità è tradita.

Offesa e tradimento che vengono da una parte degli italiani: politici corrotti ed amministratori disonesti, ma anche da evasori fiscali, da assenteisti fannulloni, da falsi invalidi e da medici senza laurea, da magistrati persino che vendono incarichi, insomma da una parte  della intera società civile.Ma sarebbe ed è ingiusto dimenticare che c’è una Italia che onora la memoria dei caduti, una Italia che fa sperare talvolta contro ogni ragionevolezza, una Italia troppo spesso dimenticata dai giornali e dalle televisioni perché non fa vendere abbastanza:è l’Italia di quegli imprenditori denunciano il pizzo in contesti di omertà assoluta, l’Italia dei magistrati sotto scorta, l’Italia di quei genitori che a 65 anni si rimettono a lavorare per avviare coi figli disoccupati una loro attività, l’Italia dei giovani ricercatori che all’estero hanno fatto carriera e che vorrebbero tornare nel loro paese anche guadagnando la metà, l’Italia di quegli amministratori che come muli, contro ogni interesse,  continuano a pensare che valga la pena di essere cambiata, l’Italia che ci crede, che non abbandona la speranza.

Una Italia che osservata oggi 4 novembre dal silenzio dai sacrari e dei cimiteri, dove riposano i resti di centinaia di migliaia di caduti, non da certo senso ad una “inutile strage” ma almeno non aggiunge alla tragedia lo sberleffo di un paese del tutto ingrato. E’ dentro a questo contesto di onore e dignità, parole abbandonate a torto, che si collocano le Forze armate nella loro giornata di festa: oggi una presenza stabilizzatrice a presidio della sicurezza internazionale, nell’ambito delle missioni Onu, Nato e dell’Unione Europea, accanto a ogni possibile forma di assistenza civile ed economica prestata alle popolazioni, che sono le vittime innocenti di tutte le guerre.A questo proposito ricordo, perché è giusto, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, con l’auspicio che possano presto fare ritorno alle loro vite familiari e professionali e che si concluda finalmente, una vicenda che comincia a mostrare i contorni dell’assurdo, che dura dal 2012, le cui ipotesi accusatorie mosse nei loro confronti stanno mostrando tutta la loro inconsistenza.

Questo stesso cammino storico che abbiamo ricordato costituisce, poi, uno dei principali affluenti per la realizzazione di un’Europa unita, anzi oggi è il caso di dire una Europa vera, quella che abbiamo costruito infatti mostra molti segni di fragilità.L’Europa è interpellata oggi, in un tempo certamente denso di preoccupazioni e incognite, a dare una risposta degna del proprio ruolo sulla scena internazionale, al drammatico fenomeno di un flusso migratorio che ha le dimensioni di un vero e proprio esodo epocale.

Ondate di donne, uomini e bambini, che fuggono da situazioni di guerra, distruzione, miseria e fame, che anche in questi giorni vediamo nei racconti della cronaca percorrere in file interminabili la pista balcanica, alla ricerca di un futuro migliore e di pace. Certamente non esistono risposte facili a un problema di queste proporzioni, e per questo chiunque le proponga, agitando paure o pistole, non è credibile, ma è giusto intanto rendere merito all’opera di soccorso che, tra mille difficoltà, il mondo dei volontari, le Forze dell’ordine e quelle militari impiegate, stanno prestando nelle operazioni di primo soccorso che, spesso, significano salvare delle vite umane, insieme con tante comunità locali sulle quali pesano davvero disagi e sacrifici. Un esempio di come, pur nei limiti di un quadro di grave complessità internazionale, l’Europa intera dovrebbe ancorare il timbro delle soluzioni possibili a partire da un condiviso sentimento di rispetto della dignità umana. Le stesse radici, in fondo, che ispirano la Giornata del 4 Novembre che oggi si celebra in tutte le piazze d’Italia.

Il 4 Novembre, dunque, sia per tutti questa grande lezione civile da non dimenticare, accingendoci a dare il benvenuto a Ferrara al nei prossimi giorni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella questa nostra città ad alta voce

Viva il 4 Novembre, viva l’Italia.

 

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