Intitolazione della rotatoria di corso Isonzo ai ‘Martiri delle foibe e agli esuli istriani, giuliano-dalmati’


La legge 30 marzo 2004 n. 92 istituisce il 10 febbraio “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate.

Legge importante che contribuisce a far emergere e ricordare una triste e dolorosa pagina di storia che è stata a lungo rimossa per una colpevole “congiura del silenzio”, per una “ingiustificabile dimenticanza” e un disegno di annessione  slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica” – come ebbe a dire il Presidente Emerito  della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso commemorativo del 2007.

Per troppo tempo la tragedia delle foibe  e dell’esodo istriano sono  rimasti sotto silenzio, non comparendo  sui libri di testo di storia,  né divenendo oggetto di dibattito storico, se non per alcuni studiosi, perchè  motivo di contrapposizione politica specie nell’immediato dopoguerra, momento di estrema delicateszza della  politica  italiana nel contesto della guerra fredda, senza mai emergere e divenire una questione nazionale

 Punto  cruciale di questa storia è la drammatica espulsione della componente italiana dai suoi territori di insediamento storico nella regione istro-quarnerina. L’esodo di almeno 250.000 giuliano-dalmati verso l’Italia nel 1956. Non si tratta di un evento strettamente connesso, sul piano storico, alle foibe, da cui lo separa circa un decennio, anche se è difficile non vederne i punti di contatto. Ma certo l’uno non spiega realmente l’altro, a meno che non si voglia continuare a nutrire una memoria divisa che insegna poco, e alimenta soprattutto semplificazioni strumentali.

Spiegare l’articolazione e la complessità che vi stanno dietro è il compito che questo giorno del ricordo assegna alla storiografia, che ha il dovere di allargare l’interpretazione, alzare lo sguardo da troppo rigide restrizioni di tempo e di luogo. Da troppo rigide categorie interpretative che non fanno vedere come, anche un potere teoricamente fondato su un’ideologia internazionalista, possa affermarsi sfruttando la pratica consolidata di poggiare su pulsioni nazionali e nazionaliste.Che non fanno vedere, insomma, il lungo filo  che connette le vicende umane e, con esse, gli eventi storici da cui trarre lezioni per il nostro presente.

Nella convinzione che oggi più che mai, non dobbiamo rimanere “ostaggio del passato” e che ogni Paese ha il dovere “di coltivare le proprie memorie e di non cancellare le tracce delle sofferenze subite dai propri cittadini per motivi tattici e di bassa politica si ribadisce che  è importante una  ricostruzione storica rigorosa e attenta ed  altrettanto importante  dimostrare con segni tangibili, come  questo (targa), che l’amministrazione ha voluto  perchè  il ricordo di ciò  che è stato deve mantenersi vivo  ed essere monito di  condanna  di ogni tipo di violenza perpetrata in nome di qualsivoglia nazionalismo

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