CAMERA DI COMMERCIO, OCCORRE IMPEGNO DI RESPONSABILITA’ DELLE ASSOCIAZIONI ECONOMICHE

Non sono entrato in queste ultime settimane nella querelle sulla presidenza della nuova  Camera di commercio nata dalla fusione di Ferrara e Ravenna, che ha visto protagonisti vari campanilismi e lottizzazioni. Ho manifestato tuttavia apertamente il mio pensiero critico a suo tempo sui rischi gravi che la rottura della coesione fra le categorie ferraresi avrebbe determinato nella successiva trattativa.

Come primo cittadino di Ferrara, oggi più che mai sono interessato a mettere in primo piano  la questione essenziale del governo e della promozione dell’economia locale. La recente firma del “Patto per il Lavoro” ha registrato sia una larga convergenza di volontà fra istituzioni, mondo economico e rappresentanze sociali, sia la dimostrata capacità delle istituzioni tutte, non solo locali, di aver messo a  disposizione del territorio ferrarese intero risorse finanziarie ingenti, in parte già impiegate, in parte da impegnare,sia infine  la identificazione delle linee di sviluppo del territorio nel rispetto delle vocazioni diverse fra le aree dell’alto ferrarese, della città, delle aree interne e  della costa.

Per questo  seguo oggi con attenzione l’evoluzione della costituzione del Consiglio della Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna e mi aspetto che  gli organismi economici preposti trovino  l’accordo migliore per fare il bene delle loro comunità per poter cogliere  quelle prospettive di sviluppo che il Patto può solo designare.

Devo ammettere quindi la mia preoccupazione per il clima di contrapposizione che aleggia e rischia di farci del male.  Per questo sento la necessità di lanciare un appello alle associazioni economiche di Ferrara  affinchè  superino con ogni mezzo i  contrasti  e lavorino invece ad una soluzione che rispetti la democratica espressione di voto esercitata dalle componenti e l’equilibrio di rappresentanza territoriale, ma soprattutto testimonino una ritrovata unitarietà della componente alla vigilia della fusione.

La nuova Camera di commercio, che avrà sede legale a Ravenna e sede secondaria in Ferrara (con  un bacino di utenza di circa 93.000 imprese , 43.631  per Ferrara e  49.417 per  Ravenna) vedrà nascere un nuovo Ente che deve operare per non disperdere, ma  anzi valorizzare  il congiunto  patrimonio di relazioni economiche e sociali, con una particolare attenzione all’aspetto occupazionale. Una frattura scomposta irrisolta renderebbe il nostro sistema più fragile anche in altri contesti: nel rapporto con le scelte di programmazione regionale, economiche e della formazione, nella determinazione delle future scelte di governance sul Parco interregionale, nelle scelte sulle priorità strategiche per le infrastrutture di cui abbiamo massima necessità ( cispadana e statale 16). Si è chiesto alle istituzioni di tenere coeso l territorio pur fra notevoli spinte centrifughe e lo abbiamo fatto assecondando fino ad oggi le aspirazioni delle diverse economie territoriali, oggi serve una rinnovata coesione, 

Vorrei però anche assicurare al nuovo Consiglio, alla futura Giunta ed al suo  Presidente, chiunque fosse,  la massima disponibilità ad instaurare un dialogo proficuo come quello che in questi anni abbiamo avuto con la Camera di Commercio di Ferrara, che è stata per il Comune un interlocutore sempre operativo, concreto e proiettato al futuro per il bene della città e del territorio. In un momento di scarsità delle risorse bisogna mettere insieme idee, strumenti e mezzi per  costruire programmi comuni per accrescere la nostra economia e  la qualità della proposta turistica .

Sono anche certo che la sede di Ferrara proseguirà ad attivare sinergie virtuose con le organizzazioni operanti sul territorio e continuerà a sostenere ed assistere le attività produttive, al fine di innescare una spinta propulsiva per lo sviluppo dell’intero territorio.

Come sono certo che continuerà ad offrire servizi preziosi per i cittadini come la  mediazione per semplificare la conciliazione e l’ arbitrato, i servizi di vigilanza e controllo sulla sicurezza dei prodotti, la tenuta del Registro delle imprese quale  formidabile strumento di pubblicità, trasparenza del mercato e di legalità, la rinegoziazione dei debiti dei consumatori e piccoli imprenditori,  ecc….

L’amministrazione di Ferrara c’è, è attenta e chiede un impegno di responsabilità alle associazioni economiche tutte.

25 APRILE 2018 FESTA DELLA LIBERAZIONE

La Festa nazionale che oggi celebriamo anche a Ferrara cade quest’anno in una serie di ricorrenze, che rendono il 25 Aprile 2018 ancor più denso di significati.

 Il 1938 infatti è l’anno in cui in Italia entrarono in vigore le leggi razziali.

 Il 18 settembre di quello stesso anno il Duce pronunciò a Trieste un discorso nel quale disse: “… occorre una chiara severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime”.

L’immane devastazione – materiale e spirituale – che travolse dopo pochi anni il mondo intero, e mise l’Italia in ginocchio, era già contenuta in quelle parole.

Compresa la follia criminale della Shoah, che significa, appunto, catastrofe.

Neppure 10 anni dopo, il 1° gennaio 1948, entrò in vigore la Costituzione italiana, che a quelle parole vergognose e indegne di un paese civile sostituiva il capolavoro dell’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

 Il 25 Aprile è dunque la giornata in cui ricordiamo la Liberazione dell’Italia prima di tutto dalle parole dell’odio e della ignoranza che prima o poi esigono un tributo di sangue e di miseria.

Oggi, però, non celebriamo solo un rituale richiamo al passato, ma la consapevolezza di unico un filo che lega insieme Resistenza, libertà, unità nazionale repubblicana e democrazia.  Un tessuto complessivo allargato fino ai confini europei, che per la prima volta sono visti non come un campo di battaglia, ma di pace.

 Siamo qui, davanti alla Torre della Vittoria e a pochi passi dal muretto del Castello Estense; due luoghi che ancora oggi ci raccontano il prezzo elevatissimo pagato da chi volle essere Resistenza, ovvero pronunciò parole di speranza di pace e democrazia dopo gli anni della paura e dell’odio.

Eppure, in questi mesi non sono pochi gli episodi che indicano un persistente richiamo al fascismo: l’irruzione in un centro di accoglienza per migranti a Como (novembre 2017), il saluto fascista di un calciatore sul campo da gioco a Marzabotto, con la maglia della Repubblica di Salò (novembre 2017), il blitz di Forza Nuova sotto la sede di Repubblica (dicembre 2017) e negli studi della Tv La7 (febbraio 2018) e lo stesso mese la sparatoria sui migranti a Macerata e storia eguale di intollerante violenza, il pestaggio di un leader di Forza Nuova a Palermo.

Non si sa se il sintomo più grave sia il ripetersi di questi episodi, o i commenti e le analisi faziose che sono seguiti.

Ha fatto bene il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la recente Giornata della Memoria, ad affermare che volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale e intervento in guerra, “furono le diverse facce dello stesso prisma”.

Ecco perché i numerosi e preoccupanti focolai di odio, intolleranza, di razzismo e antisemitismo che riemergono nella nostra società, come in altre, non vanno accreditati di un peso maggiore di quello che hanno, “ma sarebbe un errore capitale minimizzarne la pericolosità”.

Non si tratta di una verità di parte da imporre, perché la nuova identità nazionale che nasce dalla Resistenza e dal 25 aprile, si fonda sulla libertà come valore fondamentale contro ogni imposizione. Il fascismo non è stato un semplice incidente della storia nazionale, solo un regime autoritario contro il popolo, perché ha avuto un ampio, diffuso, radicato consenso nel paese.

Se nel 1931 solo 15 professori universitari su centinaia rifiutarono di aderire all’obbligo di giurare fedeltà al fascismo, si ha la misura di un conformismo certamente figlio della paura, ma anche del consenso che si è mantenuto fino alla conclusione degli anni Trenta.

D’altra parte, anche il recente Giorno del Ricordo ci ha chiamato a tenere gli occhi ben aperti sui crimini compiuti nell’atroce genocidio delle foibe e del confine orientale, facendo luce rispetto a una concezione proprietaria della Lotta di Liberazione.

Ma c’è un discrimine fondamentale che impedisce storicamente di riconoscere che ci siano state due parti giuste, anche se questo non può ammettere, né giustificare, alcuna pretesa del sangue dei vinti.

Mentre oggi si può liberamente rivendicare la propria appartenenza e scrivere e sostenere i meriti del fascismo, chi avesse detto e scritto il contrario in quegli anni, sarebbe finito in carcere o assassinato. Come successe nelle nostre terre a don Giovanni Minzoni e a Giacomo Matteotti.

I rapidi e incalzanti cambiamenti, una globalizzazione lontana dal rivelarsi un nuovo orizzonte di benessere per tutti, ondate migratorie dalle proporzioni finora sconosciute e la paura di un futuro incerto, sono fra i motivi del riaffiorare di conflitti, di nuove parole d’ordine, di tentazioni semplificatrici, in un tempo di complessità dal difficile e incerto governo.

C’è la sensazione di un punto di svolta, nel quale la democrazia sembra cessare di essere il modello di riferimento acquisito e condiviso.Di fronte a questo rischio s’impone il dovere di ascoltare la lezione della storia. Il 25 aprile è patrimonio che fonda la nuova identità di tutti gli italiani.

Non si tratta della festa dei vincitori sui vinti, ma di tutti gli italiani, perché c’è chi ha lottato, sofferto ed è morto, affinché tutti fossimo liberi, uguali e in pace.

Per quanto siano ideali non ancora pienamente realizzati e generalizzati, questo è l’orizzonte – di libertà, giustizia e democrazia – che ci consegna la Festa della Liberazione e che continua a chiedere la nostra intelligenza e il nostro impegno, perché questo sia l’orizzonte anche dei nostri figli.  Un orizzonte che deve continuare a correre anche lungo i confini europei.

Abbiamo assistito recentemente a Ferrara al concerto dell’orchestra Euyo, composta di giovani e bravissimi musicisti provenienti da tutti i paesi dell’Unione Europea.          Al termine del concerto, fra gli applausi, tutti quei giovani orchestrali di nazionalità diversa si sono abbracciati.

Fuori da ogni retorica, mi piace pensare che questo sia l’orizzonte verso il quale continuare a camminare: un’Europa della cultura, della conoscenza e delle giovani generazioni, che non si chiude nei propri confini con il filo spinato.

Un messaggio forte, rispetto al passo ancora troppo incerto della politica e di un’Europa ancora troppo prigioniera degli egoismi nazionali.

Il 25 aprile può continuare a parlarci e interrogarci, per essere la base di nuove relazioni. Il suo significato parla la lingua attuale anche di chi come questi ragazzi non l’ha vissuto in prima persona – ormai la grande maggioranza – e il suo valore attualissimo di rispetto per la libertà e dignità della persona, può essere inclusivo anche per chi è arrivato da poco nel nostro paese, portandosi dietro un passato diverso, ma che può risuonare con il nostro. L’alternativa è utilizzare il passato per assolutizzare i conflitti del presente, rendendo impossibile il loro superamento e chiudendo la porta al futuro.

Un’ennesima ricorrenza si affianca a quella odierna, quella che ci ricorda il 16 aprile del 1988, quando fu assassinato dalle Brigate Rosse Roberto Ruffilli. Come Aldo Moro intuì che in un tornante cruciale per le sorti del paese occorresse allargare le basi democratiche, così Roberto Ruffilli fu ucciso – lo scrissero gli stessi brigatisti – perché attorno al suo progetto di riforme istituzionali – in cui centrale era il cittadino come arbitro – aveva saputo ricucire tutto l’arco delle forze politiche, “comprese le opposizioni istituzionali”.

Date di anniversari che ricorrono e che ci ricordano due figure uccise dall’odio, proprio perché hanno difeso con il dialogo libertà e democrazia.

Con loro quindi, viva il 25 aprile, viva la Repubblica, viva l’Italia!

Lageder: vinto in Cassazione

La vicenda risale agli anni ’80 ed ha visto annose vicende giudiziarie, esplose nel 2012 in seguito ad una sentenza della Corte d’Appello di Bologna che accoglieva il ricorso di Alois Lageder (imprenditore vitivinicolo dell’Alto Adige) contro la determinazione di un’indennità di esproprio di un’area destinata ad edilizia popolare nella zona di Villa Fulvia.

Il Comune fu costretto a pagare alla controparte oltre un milione e settecentomila euro.

Il caso provocò polemiche politiche ed ebbe risonanza sulla stampa, in consiglio comunale ed anche in seguito ad esposti di esponenti dell’opposizione alla Corte dei Conti.

Con il patrocinio della avvocatura civica del Comune, comunque, proposi ricorso avanti la Corte di Cassazione che in questi giorni ha depositato la sentenza.

Ora – con mia grande soddisfazione – la Cassazione ha accolto il ricorso del comune annullando la sentenza di merito rinviando alla Corte d’Apello perchè pronunci una diversa sentenza conforme ai principi indicati dalla Cassazione stessa.

In sostanza dovrà essere ricalcolata l’indennità di esproprio secondo i principi proposti dal Comune accolti dalla Cassazione. Più in particolare la Corte d’Appello aveva ritenuto ingiustamente che, con l’esproprio di una porzione dell’area di Lageder e la realizzazione del piano di edilizia popolare, il comune avesse assorbito anche la capacità edificatoria dell’area residua, così determinando un valore venale dell’area espropriata assai superiore a quello ritenuto equo dal Comune ai fini della determinazione dell’indennità in base al valore venale del bene. L’avvocatura civica ha rilevato, nel ricorso alla Corte di Cassazione, che in base alla normativa in materia, il Peep non aveva sottratto capacità edificatoria all’area residuata in proprietà a Lageder, che l’aveva quindi mantenuta con tutto il suo valore e che, di conseguenza, la supervalutazione del valore venale dell’area espropriata compiuta dalla Corte d’Appello era errata. La Corte di Cassazione ha accolto questa censura proposta dal Comune e la Corte d’Appello dovrà effettuare un nuovo calcolo. Altra importante critica sollevata in Cassazione dal Comune attiene al fatto che, la sentenza impugnata, aveva non solo determinato in quel modo eccessivo il valore venale dell’area acquisita dal Comune ma lo aveva aumentato di un ulteriore 50% applicando l’atto di cessione senza considerare che le norme su cui si fondava (che non applicavano l’aumento al valore venale ma a valori assai inferiori) erano state dichiarate incostituzionali e senza considerare che, quindi, non era più possibile applicare quella maggiorazione. La sentenza impugnata, cioè, provocava l’abnorme risultato di far pagare al comune un’indennità pari al 150% del valore di mercato dell’area, valore peraltro calcolato erroneamente in modo eccessivo. La Cassazione ha accolto anche questa censura proposta dal Comune. La Corte d’Appello, in sede di rinvio, dovrà ricalcolare l’indennità secondo i principio proposti dal Comune che la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto di accogliere.

La famiglia Lageder, dovrà restituire al Comune di Ferrara quanto ingiustamente pagato oltre alle le spese di giudizio.

4 NOVEMBRE 2016 GIORNATA DELL’UNITÀ NAZIONALE DELLE FORZE ARMATE

 ​Il 24 maggio 1915 l’Italia entrava in guerra. Appena un anno dopo la conclusione di quel primo conflitto mondiale, si avvertì la necessità di istituire la giornata del 4 novembre.L’esigenza di una data, per celebrare la piena realizzazione dell’ideale risorgimentale dell’unità nazionale e per ricordare l’altissimo contributo dato dalle Forze Armate, nel compimento di questo lungo e tormentato traguardo.

Il 4 Novembre rappresenta per tutti, quindi, la memoria civile di una nazione che se da un lato raggiunge la piena consapevolezza di esserlo su una terra finalmente non più percossa e derisa, dall’altro non può non rivolgere uno sguardo ai costi impressionanti per realizzare questo sogno.Innanzitutto umani.In quella che ormai in tanti hanno chiamato un’enorme carneficina, persero la vita almeno 10 milioni di soldati, un numero imprecisato di civili e a milioni si contarono i feriti e i mutilati.Mutilati nel fisico e nella mente, perché nessuno può uscire indenne dalla guerra, allora come oggi.

Tuttora nel nostro paese non c’è località in cui non vi sia una lapide che ricorda e che elenca i nomi di chi non è più tornato da quel conflitto, accanto alla pietra che riporta il proclama di vittoria del generale Diaz.​Non ci fu famiglia italiana che al termine di quel conflitto devastante non pianse la morte di un figlio, un fratello, un parente, un marito, un amico. L’Europa che credeva di avere realizzato il sogno della “Vie Lumière” e tracciato la linea infinita del progresso; l’Europa i cui figli varcavano i confini per imparare il francese, l’inglese e il tedesco, o che si recavano in Italia per il “Grand Tour” fra arte, monumenti e rovine, si trovò invece nel fango e nel gelo delle trincee. Così, in quei fossati fatalmente a pochi metri di distanza di fronte uno all’altro, quegli stessi giovani un tempo dediti a discutere nei bistrot, nei teatri e nei caffè, ora si guardavano come nemici e morivano a migliaia in ogni assalto, spesso per conquistare poche decine di metri.

Distanze insignificanti perse e riconquistate decine di volte, come continua a raccontarci il fiume vivo e toccante della corrispondenza di soldati e ufficiali, capitolo decisivo e centrale della storia della Grande guerra.

“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, scrisse Giuseppe Ungaretti proprio dal fronte, descrivendo in modo ermetico e straordinariamente potente, il senso e la condizione di totale precarietà che regnava come un presagio nell’inferno delle trincee.​È la storia tragica delle divisioni dei regni e degli imperi d’Europa, i quali per imporre la loro cieca fame di potenza non videro che mandando al massacro i propri figli, finirono per cancellare il loro stesso futuro.Quel tremendo conflitto lasciò sul terreno non solo un enorme numero di lutti, ma sparse anche per le vene dell’Europa una tale catena di rancore, odio, devastazione, fame e miseria, che questa miscela incandescente finì per scoppiare solo pochi anni dopo, nella seconda, ancora più devastante, guerra mondiale.​Emblematico fu quel vagone ferroviario nel quale la Germania imperiale subì le durissime condizioni della resa nel 1918, dettate dai vincitori. Lo stesso vagone ferroviario, nel quale Hitler nel 1940 volle rendere alla Francia uguale umiliazione, dopo la presa nazista di Parigi.

Quel doppio suicidio dell’Europa mostrò tutta l’inadeguatezza di regimi imposti senza e contro il popolo e il cumulo di macerie lasciate ovunque hanno rappresentato, allo stesso tempo, il loro crepuscolo e l’alba della via democratica.

Democrazia come sistema di governo fondato proprio sul consenso dei popoli, perché a tutte le donne e agli uomini di una nazione appartiene la sovranità, come recita anche la nostra Costituzione.

 Da qui nasce il nuovo percorso dell’Europa, che ha imparato dal proprio passato doloroso a costruire sentieri di amicizia, dialogo e collaborazione.Così da settant’anni, pur non senza difficoltà, abbiamo saputo costruire nuove opportunità di prosperità e di pace.​Per questo motivo si può, e per certi versi si deve, criticare un’Unione Europea effettivamente percepita più come una serie di vincoli, limiti da rispettare e anche muri e barriere di filo spinato da non oltrepassare, che come occasione e prospettiva aperta di futuro per i popoli che la compongono.  Ma non per questo si può cedere alla tentazione, purtroppo diffusa, di rinunciare a compiere un progetto che è intimamente scritto nel patrimonio genetico civile dei popoli d’Europa.

Perciò il nostro compito – non formale, né rituale – è di conservare e trasmettere la memoria di ciò che è stata l’assenza dell’Europa unita.​E soprattutto, delle tragiche conseguenze che quest’assenza ha prodotto.

 Il nostro europeismo nasce qui; e qui affondano le radici che devono continuare a sostenere i passi del cammino che abbiamo ancora da compiere.  Un percorso che ha quindi bisogno di più unità, non di meno, specie di fronte alle tentazioni disgregative che stiamo vedendo e a uno scenario internazionale che ci consegna crescenti motivi d’inquietudine.​Un contesto reso instabile da numerosi teatri di scontro e di conflitto, tanto che Papa Francesco ha più volte lanciato l’allarme di una terza guerra mondiale combattuta a pezzi.

 Oggi è giusto ricordare che in molti di questi fronti sono impegnate le nostre Forze armate, sempre chiamate a intervenire sotto le bandiere della Comunità internazionale.Missioni per le quali, anche negli ultimi anni, il nostro paese ha pagato un prezzo molto alto in vite umane e che sono motivo di apprezzamento internazionale per professionalità, capacità di mediazione dei conflitti e azioni di assistenza e aiuto alle popolazioni civili, da sempre vittime innocenti di ogni guerra.

 È con questo intento che oggi rivolgiamo anche un pensiero ai fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, perché la vicenda che li vede coinvolti arrivi presto alla giusta conclusione.

 Allo stesso modo il nostro pensiero va a tutti i militari italiani impegnati nel mondo in delicate azioni di stabilizzazione e di pace, oltre a quelli che, insieme a volontari e forze dell’ordine, continuano l’azione di accoglienza e assistenza verso flussi migratori che non hanno sosta.  Un fenomeno che è inequivocabile segno e risultato di squilibri ingiustamente creati nel mondo, al quale vanno date risposte complesse, concrete e soprattutto europee, come finora non è stato.

 Non slogan, che sa bene anche chi li pronuncia che non sono la soluzione del problema.

 ​E naturalmente, il nostro pensiero è rivolto oggi ai milioni di soldati che hanno perso la vita durante la prima guerra mondiale. Ai soldati e civili di ogni fronte, oltre la logica nemico-amico, perché come italiani ed europei, insieme, la giornata del 4 Novembre ci chiama a fare tesoro della lezione della storia, i cui frutti sofferti sono per tutti la libertà, la pace, la democrazia.

 Frutti che nel momento stesso in cui li sappiamo trasmettere ai nostri figli, costruiamo insieme il loro e nostro futuro.

 ​Viva il 4 Novembre, viva l’Italia, viva l’Europa.

Galà dello Sport 2016

Un saluto caloroso agli  Atleti,Dirigenti,Allenatori ed appassionati sportivi presenti a questo consolidato momento celebrativo. I miei ringraziamenti e quelli dell’Amministrazione Comunale vanno agli Organizzatori del Gran Galà, che con grande abnegazione provvedono ogni anno ad allestire questo evento di prestigio .

Un sentito ringraziamento al CONI, sostenitore e promotore dell’evento sin  dal suo nascere .

Il Galà dello Sport, anno dopo anno,convoca cittadini e sportivi dimostrando ogni anno  una spiccata  creatività organizzativa, e  capacità  di sostenere l’evoluzione del processo di cambiamento  che la nostra società ci impone .  

L’edizione di quest’anno,l’undicesima, ricade subito dopo i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro,la più grande vetrina sportiva mondiale, nella quale  non è mancata la presenza di tre  nostri grandi atleti ferraresi , Alessia Maurelli, superba ginnasta della Nazionale Italiana e Campionessa Mondiale nel 2015, Luca Lunghi ,grandioso vogatore del CUS Ferrara e del giovanissimo  schermidore Emanuele Lambertini, classe 1999 ,ragazzo diciassettenne ma già fiorettista di talento.

A Luca ed Emanuele, atleti che hanno preso parte alle Paralimpiadi, vorrei che giungesse forte il nostro grazie,accompagnato da un caloroso abbraccio . La determinazione e il coraggio che hanno saputo mettere in campo questi ragazzi va ben oltre la divulgazione dei  grandi valori dello sport,ma riesce ad imprimere  ccon forza il sentimento profondo di tutti gli uomini, infondendo fiducia e speranza .

Per Alberto Moravia :”Tutte le nostre riflessioni,anche le più razionali,sono originate da un lato oscuro del sentimento . E dei sentimenti non è così facile liberarsi come delle idee: queste vanno e vengono , ma i sentimenti rimangono.”

 In queste poche parole del grande scrittore  sono racchiuse le ragioni del mio sincero grazie  a questi  ragazzi .

Un caloroso e particolare saluto va ai giovani sportivi presenti a questo evento , ai quali dobbiamo ricordare ancora una volta l’importanza che ricopre  lo sport nella vita di ognuno di noi, del grande sistema educativo che questo rappresenta .  Ricordare loro che  lo Sport non è  solo sacrificio e costanza nell’impegno, ma soprattutto aggregazione sociale,consuetudine alle regole.

Ricordare loro che Sport significa attenzione per la propria salute e che nessuna altra attività è in grado di  esaltare correttezza e lealtà ,valori  indispensabili per una società che vuole evolversi.

E per queste sane ragioni che l’ Amministrazione Comunale, la quale  orgogliosamente rappresento,  ha il desiderio,la voglia e l’aspirazione di impegnarsi per il meglio, sostenendo  una sana cultura sportiva.

Il mio impegno,il nostro impegno, è quello di favorire lo sport come diritto di tutti, nell’ augurio che chiunque si cimenti in una attività sportiva possa trovarvi al suo interno autentici momenti di libertà e di felicità,  da custodire con dolcezza nello scrigno dei  ricordi più belli .Giunga a voi tutti il mio vivo riconoscimento per quello che fate e un grande grazie per le splendide emozioni che ci donate .

ACCOGLIENZA PROFUGHI A FERRARA

La città di Ferrara ha già fatto la propria parte, al 31.1.2.2016 scade la concessione della Prefettura all’ASP per la organizzazione del servizio ed a mio avviso non ci sono le condizioni per un rinnovo, ormai è chiaro che chi fa il proprio dovere passa per buonista od ancor peggio per servo di interessi economici, la verità è che otto comuni della Provincia di Ferrara non accolgono  nessuno e se ne fanno un vanto politico. E’ dunque venuto il tempo di resettare a zero gli accordi e ricominciare daccapo. Non è più tollerabile che le istituzioni  lascino soli i comuni virtuosi in balia di facinorosi noti  fino a ieri più per vicende giudiziarie che politiche

Quello che è successo nei locali della Parrocchia di Gaibanella ieri sera è di una gravità inaudita. Nonostante rassicurazioni da parte della pubblica sicurezza, a conoscenza dell’incontro dell’assessore Sapigni con i cittadini in merito alla accoglienza di un gruppo di immigrati e della iniziativa di contrasto preannunciata da Nicola Lodi, all’ assessore ed ai residenti è stato impedito  di parlare.

Una azione coordinata tra Casa Pound e leghisti pervenuti da tutta la Provincia ha consentito di dare sfogo all’intero peggiore repertorio contro l’accoglienza, nella incapacità delle forze dell ‘ordine di assicurare il confronto democratico.

Ancora una volta , voglio ribadirlo con chiarezza,  l’accoglienza a Ferrara come in tutto il Paese non è un business, anzi , ma è una necessità imposta da principi morali, di fronte alla tragedia  ma soprattutto dalle leggi dello stato, soprattutto è difficile e costa consenso a tutti.

Per quanto riguarda l’episodio di mercoledì sera, ultimo di una lunga serie, che va dalle minacce di suicidio di Lodi al Palaspecchi, alle provocazioni in corteo alla GAD , il Ministro dell’Interno ed il Capo della Polizia riceveranno una mia relazione dettagliata su tutti gli episodi di cui sono a conoscenza al fine di porre termine alle provocazioni che sono ormai inaccettabili.

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE VICINA A TUTTE LE PERSONE IN DIFFICOLTA’

Se si dice che bisogna aiutare tutti senza dimenticare nessuno, siamo d’accordo.

Se si afferma, come il consigliere Fornasini, che ci siamo dimenticati dei “nostri”, si afferma il falso.

Non c’è mai stato infatti, in particolare negli ultimi anni, una riduzione dell’ attenzione a tutte le persone in difficoltà anche se stiamo accogliendo le persone salvate dagli affondamenti nel mediterraneo.

Abbiamo fatto cose NUOVE:

– incrementato le risorse per la povertà dal 2015 inserendo una nuova voce strutturale nel bilancio a questo dedicata; (si vedano i beneficiari dei tirocini formativi per verificare se abbiamo dimenticato qualcuno in difficoltà.)

– destinato 226.000 euro nel 2015 per assegni di cura per anziani (che in genere sono di pelle bianca)

– aumentato le risorse per gli educatori di sostegno nelle scuole a bambini con disabilità arrivando a 1.250.000 euro nel 2015 e 2016; (si faccia avanti chi vuole fare differenze tra bambini in difficoltà)

– destinati ormai da diversi anni oltre 200.000 euro annui all’ assistenza delle famiglie in emergenza abitativa

– attivato un nuovo emporio solidale, aperto a tutti (in questi ultimi tempi sarà frequentato sicuramente da molti ferraresi)

Tutto ciò è affiancato da attività ORDINARIE necessarie a mantenere tutti i servizi esistenti attraverso:

  • trasferimento ad ASP di 7,5 milioni per il contratto di servizio (servizi territoriali, contributi a famiglie, integrazioni rette per case di riposo, ecc)
  • trasferimento ad Istituzione Scuola per servizi educativi, politiche familiari per euro 5 milioni oltre alle spese per il personale (circa 350 dipendenti)

Al contrario la richiesta di solidarietà lanciata insieme da Comune e Diocesi diretta ad avere in comodato gratuito alloggi sfitti per poterli affidare a Associazioni che affiancano le famiglie in difficoltà è andata deserta ! Nessuna disponibilità !

Premesso ciò, dai dati del Ministero dell’Interno (ottobre 2015) gli stranieri contribuiscono alle entrate dello Stato per 16 miliardi l’anno (tasse, contributi, …) e utilizzano servizi per 12 miliardi l’anno, comprese le spese per l’accoglienza profughi con Mare Nostrum.

Se vogliamo dire qualcosa ai nostri governanti chiediamogli piuttosto di garantire gli allontanamenti ed i reimpatri delle persone che non rispettano le nostre leggi.

Queste polemiche che alimentano sotto elezioni la guerra fra poveri sono vergognose e non aiutano quel sistema di relazioni e mutua solidarietà che facevano dire una volta “meno stato e più società” (ovvero difendiamo la sussidiarietà),  mentre oggi si cambia musica “ci pensi il Comune”.

Ammazzando strumentalmente la coscienza popolare si uccide, con la paura e l’ignoranza, una comunità.