Il benvenuto all’Arcivescovo Mons. Luigi Negri

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​Eccellenza, Mons. Arcivescovo di Ferrara-Comacchio,

​A nome dei ferraresi tutti e delle autorità locali Le porgo il più cordiale benvenuto in città.
Con il Suo ingresso da questa antica e gloriosa Basilica di San Giorgio fuori le Mura si rinnova un intreccio che nei secoli ha legato la storia di queste terre con la storia della Chiesa.
Intreccio che si sviluppa sin dalla fondazione della nostra città e che si riconduce proprio in questo luogo fra il VII e l’VIII sec. sulla riva destra del Po accogliendo la nuova cattedrale dopo l’abbandono di Voghenza e che segna poi tutta la vicenda Estense fino alla devoluzione.
Questo intreccio non è mai in realtà venuto meno: dal Concilio di Ferrara del 1438, ai tragici contrasti dei primi decenni dell’ ’800, dalla assemblea dell’Opera dei Congressi del 1899, fino alla più recente visita di S.S. Giovanni Paolo II, ma in particolare Ferrara ricorda con gratitudine immensa, ogni anno, in occasione della Festa della Liberazione, di deporre una corona sulla tomba di Mons. Ruggero Bovelli “defensor civitatis” Suo predecessore negli anni bui della occupazione .
Ferrara, Monsignor Arcivescovo, è una città straordinariamente bella, anche se in parte questa bellezza è frutto, lo sappiamo, di una storica resistenza alla trasformazione che ci ha concesso di conservare, ancora oggi, interi quartieri medievali accanto ad addizioni rinascimentali perfettamente leggibili, così da farne una città unica per l’Unesco, costellata di quelli che l’amico Carlo Bassi ha chiamato “luoghi dell’anima”. Spero quindi che la Sua permanenza in città Le consenta, accanto ai tanti impegni di governo della Chiesa locale, di entrare passeggiando o girando in bicicletta nell’anima della città estense che è un modo diverso per comprenderne i suoni ed i silenzi, le ritrosie e gli slanci.
​Oggi la nostra città, custode di un grande patrimonio di cultura, di arte e di coscienza civica, La accoglie con tanta speranza e desiderio di sincera collaborazione, non tanto per la consuetudine di uno storico confronto, ma soprattutto per l’intima convinzione che la storia e l’operare per il bene comune, sono il terreno che ci vede concordi nella volontà di costruire una comunità solidale e generosa, aperta al futuro delle giovani generazioni ed all’ascolto delle esperienze e dei consigli dei più anziani che in queste terre, fortunatamente aggiungo, non sono pochi.
Sono le nostre, come è ovvio, prospettive necessariamente differenti, nel rispetto delle reciproche responsabilità più che competenze, ma pure tutte dirette al bene intero di questa comunità.
E di lavoro ce ne è tanto da fare e per tutti ! Continua a leggere